Il Lago di Pilato

 

A cura di Samantha Albrizio

 

 

Il Lago di Pilato (1941 m), è situato nell’Appennino Umbro-Marchigiano, in una gola glaciale alle pendici della parte nord del Monte Vettore (2478 m), cima più alta dei Monti Sibillini, e precisamente al di sotto della parete del Pizzo del Diavolo.

 

In base alla quantità d’acqua in esso contenuta a seconda della stagione, questo lago, di dimensione quindi variabile, assume generalmente la forma di un paio di occhiali, con una strettoia centrale, dovuta all’accumulazione di alcuni detriti.

 

Il Lago di Pilato, uno dei pochi laghi glaciali di tipo alpino dell’Appennino nonché unico specchio d’acqua naturale marchigiano, è molto importante per alcune leggende e per un endemismo (fenomeno per il quale alcune specie animali o vegetali, sono esclusive di un dato territorio).

 

La tradizione popolare vuole che questo lago, nel 1200 d.C. circa, sia definito dalla Maga Sibilla, porta di accesso agli Inferi, facendolo diventare meta di negromanti e stregoni, le quali visite, costrinsero le autorità religiose locali dell’epoca a vietarne l’accesso e a collocare una forca nella valle come monito e segno deleterio.

 

Inoltre,  la leggenda spiega anche la motivazione del nome attribuito al lago: si narra che un carro trainato da buoi, al quale era legato il corpo esanime del Governatore romano della Giudea, Ponzio Pilato, si inabissò nel suddetto specchio d’acqua che, nell’impatto, ribollì e assunse una colorazione rossa.

 

L’endemismo sopra citato è forse la motivazione per la quale le acque manifestarono sfumature scarlatte, difatti, nel Lago di Pilato, è presente il Chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo di colore rosso che nuota con il ventre rivolto verso l’alto; probabilmente, con l’impatto, il branco di crostacei si è mosso in massa e questa grande concentrazione ha fatto assumere al lago una colorazione vermiglia.

 

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