La traversata del Nuria

 

 

A cura di Giuseppe Albrizio

 

Vi racconto la mia “avventura-disavventura”, nel tentativo di raggiungere il Monte Nuria.

 

 

    Una volta, con un mio amico, avevamo deciso di fare la traversata del Nuria con gli sci, facendo il seguente percorso: Piano di Rascino, Piano di Cornino, Vallone tra il Monte Trascinelli e il Cimale della Fungara, Sopra Campo di Trevi, Monte Nuria, Casale della Fonte e discesa ai Casali Natali (località nei pressi di Capradosso, comune di Petrella Salto).

 

INIZIO GIORNATA

 

    Partiamo con un furgone adattato a camper e un’auto, lasciamo la stessa presso i Casali Natali e continuiamo in camperino prendendo, dopo Petrella Salto, la stradina asfaltata che conduce sull’altopiano dell’Aquilente.

    Superato l’altopiano, abbandoniamo la piccola strada asfaltata che conduce a Fiamignano e prendiamo la sterrata che si dirige a Nord verso il Piano di Rascino.

    Ormai siamo circondati da neve,  mettiamo quindi le catene, superiamo un dosso, percorriamo una discesa  per qualche decina di metri e all’improvviso il mezzo ci si arresta; scendiamo e con sgomento ci accorgiamo che il fondo del furgone si è appoggiato pesantemente sulla neve, facendoci capire che dovevamo fermarci prima e iniziare l’escursione dal Piano dell’Aquilente, ma ormai era troppo tardi per queste considerazioni… eravamo rimasti “impozzati”.

    Il mio amico, che aveva precedentemente preso la decisione di proseguire con il furgone su questa sterrata coperta da neve e senza tracce di passaggi antecedenti al nostro, fortunatamente non si perde d’animo, avendo il massimo interesse a tirar fuori il suo furgone dal luogo dell’impantanamento.

 

ORE 9.00 DEL MATTINO

 

    Ci accorgiamo subito che la gita è finita. Prendiamo le piccozze ed una piccola pala e cominciamo a togliere la neve da sotto il mezzo e dalle ruote, proviamo a rimettere in moto, ma esse slittano e il camperino rimane lì, fermo ed impassibile ai  nostri sforzi; così, continuiamo a spalare, mettendo sotto le ruote dei rami ma non c’è niente da fare, resta fermo.

 

ORE 12

 

    Mentre continuiamo a spalare, sentiamo un rumore e dal dosso sbucano due gipponi, io penso “meno male, forse è finito l’inferno, sicuramente ci daranno una mano per toglierci da questa disavventura” ma, purtroppo, i due conducenti confessano di essere inesperti  (capaci solo di farsi belli e “grandi” in città con questi enormi fuoristrada, sapendoli utilizzare solo come semplici auto e,  in momenti di necessità sono i primi a trovarsi in difficoltà e arrecando pericolo anche agli altri automobilisti).

    I due conducenti si fermano con noi per una decina di minuti e poi, incapaci di proseguire su una strada innevata e senza tracce lasciate da mezzi passati in precedenza, decidono di tornare indietro lasciandoci  nuovamente soli a spalare, a mettere in moto e a muovere il furgone, ma, ahimè,  solo di qualche centimetro e non di più.

    Suggerisco al mio amico che forse è il caso di abbandonare lì il camperino, scendere a valle e chiedere aiuto agli abitanti del primo paese che incontriamo, pensando che forse con un trattore si possa riuscire a tirarlo fuori, ma non ne vuole sapere e continua imperterrito a spalare, gli do una mano ma il mezzo rimane sempre "incollato" e non si muove.

 

ORE 15.30

 

    Sentiamo un altro rumore e vediamo scendere una piccola jeep bianca targata Viterbo, alla quale guida c’è un ragazzo, si ferma vicino a noi e chiede cosa è successo, nel frattempo ci spiega che lui stava organizzando per la primavera delle escursioni in mountainbike da fare con il suo gruppo proprio sugli altopiani del Nuria e stava passando da li solo per caso.

    Gli spieghiamo il problema e lui, con tutta tranquillità, ci dice “adesso vi tiro fuori io”. Si mette con la jeep davanti al furgone, lo lega con un cavo e ordina al mio amico di mettersi alla guida dello stesso; il fuoristrada parte a razzo dando un violento strattone, pensavo che avesse diviso in due il camperino, invece questo si era mosso di un metro abbondante.

    Stacca il cavo e con la jeep si porta dietro al furgone mettendosi in direzione della salita, attacca nuovamente il cavo e dà un altro violento strattone, il camperino fa marcia indietro di un metro e mezzo. Avanti e indietro così per  cinque sei volte fino  ad ottenere un largo spazio libero da neve presso il furgone, ora il giovane ci dice che bisogna girarlo per  metterlo sulla strada del ritorno e così, con altri strattoni a destra, indietro e a manca,  il mezzo ruota piano piano di centoottanta gradi.

    Ora rimane da superare il dosso e l’unico modo è essere trainati, così piano piano usciamo dall’incubo.

 

ORE 17

 

    Dopo i dovuti ringraziamenti, e la promessa, poi mantenuta, che avrei inviato al ragazzo delle cartine del Nuria, lui riparte per Viterbo mentre noi ci fermiamo nei pressi del ristorante diroccato di fronte  all’altopiano dell’Aquilente per consumare il pranzo al sacco (dato che fino ad allora non ne avevamo avuto  tempo) e meditare su quello che era successo.

 

 

    Ripensando a quell’avventura, credo che senza l’aiuto di questa persona non saremo mai riusciti a venire fuori da quel posto perché, anche se fossimo riusciti a liberare il mezzo, avremo potuto spostarlo di qualche metro, ritrovando poi la neve molto alta e non potendo neanche tornare indietro; era impossibile salire quella scarpata piena di ghiaccio, quindi, nella sfortuna siamo stati molto ma molto fortunati.