Termini di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie

 

A cura di Giuseppe Albrizio

 

 

PREMESSA

 

 

            Durante le mie escursioni sui Monti Reatini  mi sono imbattuto frequentemente  in "Grossi Ometti di Pietra" di oltre un  metro di altezza costituiti da un basamento quadrato e da una colonnina di diametro variabile da trentacinque a cinquanta centimetri (alcuni erano ritti conficcati nel terreno, altri inclinati e altri atterrati).

 

         Guardandoli attentamente ho notato che presentavano delle incisioni; sulla testa  dell’Ometto vi era  scolpita una linea (a volte diritta, a volte curva), da un lato vi era scolpito un giglio con sotto un numero (sempre diverso da "Ometto" a "Ometto") ed infine,  dall’altro lato, due chiavi incrociate con sotto una data.

 

           Meravigliato da queste enormi pietre, mi sono chiesto a cosa  servissero, chi poteva averle portate in quei luoghi  impervi e con quale mezzo.

 

          Dopo varie ricerche ho scoperto che i  "Famosi Ometti di Pietra" non erano altro che i Termini di confine che delimitavano lo Stato Pontificio dal Regno delle Due Sicilie  (o Regno Borbonico).

 

           Il mio divertimento consiste nel ricercarli uno ad uno e fotografarli.

 

 

BREVI ACCENNI DI STORIA

 


          Dopo alcuni secoli di controversie, non si riusciva mai a stabilire l’esatto confine per gestire le risorse del territorio, finalmente venne sottoscritto a Roma, il 26 settembre 1840, un trattato che tra l’altro prevedeva l’installazione di 686 Termini di confine numerati progressivamente dal mar Tirreno al mar Adriatico (la numerazione effettiva va da 1 a 649 perché alcuni Termini hanno lo stesso numero seguito da una lettera alfabetica).

 

          Il Termine n°1 fu posto alla foce del fiume Canneto tra Fondi e Terracina, il n° 649 al ponte di barche di Porto d’Ascoli presso la foce del fiume Tronto.


         Sotto ogni Termine venne sotterrata una medaglia di lega metallica recante lo stemma dei  due stati.

 

          I lavori di apposizione dei Cippi iniziarono dal versante tirrenico nell’anno 1846 e le Colonnine poste in quel periodo portano scolpita questa data, tutte le altre portano la data del 1847.

 

          I Termini furono posti in modo che la data di apposizione con le Chiavi di San Pietro guardassero in direzione del territorio dello Stato Pontificio mentre il numero progressivo con il Giglio in direzione del territorio del Regno Borbonico.

 

          La linea scolpita sulla testa del Termine indicava la direzione del confine e quindi la posizione del Termine precedente e di quello successivo.

 

        Le Colonnine non venivano posizionate ad una distanza regolare l’una dall’altra ma  seguendo una logica a secondo la conformazione del terreno;  nella fattispecie, nei luoghi dove il confine seguiva il corso di un fiume o di una valle ne venivano posizionate poche,

mentre, dove il confine seguiva una linea irregolare,  poste una vicino l'altro.

 

          I Termini venivano ricavati da grosse rocce presenti lungo la linea di confine o da cave di pietra, grazie al lavoro di scalpellini, e poi trasportati a spalla da numerosi uomini sul luogo di apposizione.


          Con l’unificazione d’Italia tutti i Cippi furono rimossi dal loro posto originario alla ricerca dei medaglioni ivi sotterrati, poi alcuni furono rotolati lungo i pendii, altri distrutti, altri asportati e portati davanti alle chiese, piazze, cimiteri di paesi limitrofi al confine, case private e fortunatamente alcuni lasciati nei luoghi originari.

 

 

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