A cura di Samantha Albrizio
È di vitale importanza che, in caso di necessità, tutti gli escursionisti conoscano almeno i segnali basilari, indispensabili per la comunicazione a distanza.
Qualora si rendesse necessario lanciare un S.O.S., è d’obbligo emettere al fine di essere localizzati, un segnale acustico o ottico ogni 10 secondi nell’arco di un minuto; in caso di mancata risposta, i segnali dovranno ciclicamente ripetersi dopo un break di un altro minuto.
Nel caso che qualcuno lanciasse un S.O.S nel modo sopra descritto, la corretta risposta del soccorritore è quella di informare lo sventurato di aver raccolto la sua richiesta di aiuto emettendo, a sua volta, un segnale acustico o ottico ogni venti secondi, nell’arco di un minuto, ripetendo ciclicamente i segnali, dopo una pausa di un minuto.
Lo sventurato, qualora fosse impossibilitato a farsi udire con segnali acustici o emettere segnali ottici, dovrà, come convenzionalmente stabilito dai segnali internazionali di soccorso alpino, attirare l’attenzione di eventuali mezzi aerei assumendo la posizione a “Y”, cioè in piedi con le braccia in alto (da usare esclusivamente per confermare il bisogno di aiuto).
Contrariamente, se qualche mezzo aereo in ricognizione scambiasse un escursionista per una “persona in difficoltà”, senza comunque aver lanciato alcun S.O.S., si dovrà assumere la posizione denominata a “N” (posizione in piedi con un braccio alzato ed uno abbassato), per indicare al pilota che non si necessita di nulla.
Esistono anche altri segnali convenzionali, comunemente chiamati “segnali di terra”, da adottare in caso di necessità per comunicare ed attirare l’attenzione di mezzi aerei facendo uso di rami, sassi allineati e altri oggetti di fortuna.

